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Eredità dell’eclissi

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Synopsis
Lewis Noctaris, unico sopravvissuto di una casata decaduta, possiede un potere oscuro e instabile che pochi osano sfidare. Per riabilitare l’onore della sua famiglia, deve diplomarsi all’Accademia Reale di Magia, affrontando prove mortali, rivali nobili e professori severi. In un mondo dove la luce governa e l’oscurità è temuta, Lewis dovrà affidarsi alla sua mente brillante, alla sua superbia e al talento maledetto che scorre nelle sue vene… prima che il potere lo consumi.
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Chapter 1 - Eredità dell’eclisse Capitolo 1: “Il nome che doveva restare sepolto”

Eredità dell'eclisse

Capitolo 1: "Il nome che doveva restare sepolto"

Anno 1256 D.A.

In una calda mattinata di settembre, le strade della capitale del regno di Solarys erano gremite di mercanti, nobili e studenti in uniforme. Tra la folla, un giovane di diciassette anni camminava a passo deciso verso l'Accademia Reale di Magia, senza guardarsi intorno.

"Ragazzo, fermati!"

Una guardia gli sbarrò la strada. "Per l'esame di ammissione sei ormai in ritardo. Le selezioni si sono tenute tre giorni fa."

Lewis tirò fuori un documento sigillato.

"Ho qui un permesso che mi consente di effettuare l'esame con tre giorni di ritardo. Ora fatti da parte, non ho tempo da perdere con stolti impiegati statali."

La guardia sbatté gli occhi sul sigillo e poi sul nome scritto: Lewis Noctaris.

"Ah… ora capisco la tua… impazienza. Comunque, è tutto in regola. Puoi passare."

Lewis lanciò un'occhiataccia e si incamminò, i passi decisi che risuonavano tra le torri di pietra dell'accademia. Le ombre ai suoi piedi sembravano allungarsi appena, come se respirassero insieme a lui.

La piazzetta centrale dell'accademia era affollata di studenti. Tra loro, due figure emersero per il portamento e l'aria nobile: Kael Solent, principe ereditario, e Zephyr Ventaris, figlio del primo ministro. Lewis li riconobbe subito.

"Come al solito, l'unica cosa cresciuta di voi due è la stupidità," disse Lewis con voce ferma, abbastanza forte da essere sentita da tutti i presenti. "Buongiorno, principe Kael Solent e figlio del primo ministro Zephyr Ventaris."

Kael strabuzzò gli occhi e serrò la mascella.

"Guarda da che pulpito arrivano le critiche. Dovresti ringraziare la pietà di mio padre per averti risparmiato la vita, nonostante tu sia il figlio di… sporchi traditori."

Zephyr scosse la testa con disprezzo.

"Piuttosto, Ombra Caduta dei Noctaris, perché diavolo sei qui? Ricordo bene la sentenza del re: passare il resto della vita sul campo di battaglia a servizio del regno."

Lewis si fermò, le mani in tasca, lo sguardo freddo e calcolatore.

"In teoria, sarebbe dovuto essere così," disse lentamente. "Ma i piani cambiano. Ho chiesto al re di poter frequentare l'accademia, diplomarmi e poi lasciare questo regno governato da ipocriti come voi, per creare la più grande compagnia mercenaria al mondo. Così riabiliterò l'onore perduto della mia famiglia."

Kael rise, un suono breve ma tagliente.

"Ambizioso… per il figlio di una casata di falliti. Peccato che tu sia anche troppo stupido per aver fatto in tempo agli esami d'ammissione."

Lewis piegò leggermente la testa, un sorriso sottile ma glaciale sulle labbra.

"Gli stolti come te sottovalutano sempre chi sa calcolare il tempo e le mosse migliori. E fidati, il tuo deridere non cambierà nulla."

Le ombre intorno a lui tremolarono appena, quasi impercettibilmente, mentre avanzava verso il centro della piazzetta. Tutti gli occhi erano puntati su di lui. Alcuni studenti trattenevano il respiro. Alcuni nobili mormoravano tra loro.

Ma Lewis… continuava a camminare, come se il mondo fosse solo una pedina davanti al suo sguardo acuto. Arrivò al centro della piazzetta, e tirò fuori il permesso del re.

Lewis: "Ecco a te, Altezza. Ora che hai visto il permesso firmato da Sua Maestà in persona… puoi tranquillamente chiudere la bocca."

Un brusio attraversò la piazza.

Kael strinse i pugni, le vene sulle tempie appena visibili.

Kael: "Bada a come parli, Ombra Caduta. Devo andare ora… ma non temere. Non mancherà occasione per insegnarti l'umiltà e il rispetto che un figlio di sporchi traditori dovrebbe portare alla famiglia reale."

Si voltò con il mantello che si sollevò leggermente alle sue spalle.

Kael: "Vieni, Zephyr. Andiamo."

Zephyr lanciò a Lewis un ultimo sguardo carico di disprezzo prima di seguirlo.

La piazzetta tornò lentamente a respirare.

Lewis abbassò il permesso. Un sorriso sottile gli piegò le labbra.

"Patetici."

Poi si incamminò verso l'edificio degli esami pratici.

Dopo aver chiesto indicazioni a un paio di studenti – che evitarono accuratamente di incrociare il suo sguardo – raggiunse una grande porta in legno scuro, rinforzata da placche di ferro.

La spinse.

La sala era ampia, illuminata dalla luce che filtrava dalle alte finestre.

Manichini di legno segnati da colpi, armi d'allenamento, bersagli crivellati di frecce. L'odore del sudore e del ferro aleggiava nell'aria.

Ma ciò che attirò immediatamente l'attenzione di Lewis non fu l'arredamento.

Dietro una lunga cattedra di legno scuro sedevano i tre esaminatori.

Il primo era Magnus Dravenhart, professore di arti marziali. Un uomo sulla cinquantina, alto e massiccio, con capelli corti brizzolati e cicatrici che solcavano volto e braccia nude. Le sue mani, grandi e callose, erano intrecciate sul tavolo. Lo sguardo? Quello di chi aveva visto troppe guerre per impressionarsi facilmente.

Accanto a lui sedeva Seraphine Valmora, docente di arti magiche. Portamento elegante, schiena dritta, lunghi capelli d'argento che ricadevano ordinati sulle spalle. I suoi occhi azzurri, glaciali e penetranti, osservavano Lewis come se stessero già analizzando qualcosa oltre la superficie.

Infine, leggermente discosto dagli altri due, vi era Octavian Lethor, professore di classificazione dei combattenti. Magro, affilato nei lineamenti quanto nello sguardo, teneva un registro aperto davanti a sé. La penna si muoveva lenta, metodica. I suoi occhi sottili si sollevarono solo per un istante… e fu sufficiente.

Lewis percepì chiaramente una cosa.

Non lo stavano guardando come uno studente.

Lo stavano valutando come un rischio.

E questo… lo divertiva.

Octavian Lethor: "Tu devi essere Lewis Noctaris, dico bene?"

Lewis: "Sì, professor Lethor."

Octavian: "Perfetto. Allora possiamo cominciare. Ma prima ti spiegherò come si svolgerà l'esame."

Octavian si alzò leggermente, muovendosi con movimenti misurati mentre indicava gli oggetti nella sala.

Octavian: "L'esame sarà composto da tre prove.

La prima riguarda il combattimento corpo a corpo. Dovrai colpire gli omini di legno utilizzando solo tecniche fisiche, senza magia. Sarà un test di forza, agilità e controllo.

La seconda prova riguarda l'uso delle arti magiche. Colpirete omini di legno e vari bersagli attaccati al muro, dimostrando precisione, controllo e creatività nella magia.

Infine, la terza prova, la più importante, consiste in un combattimento reale contro un mostro di rango E. Qui vedremo chi possiede davvero talento, istinto e sangue freddo."

Octavian aprì un registro e lo consultò rapidamente.

Octavian: "Per tua informazione, l'abilità magica degli individui viene classificata in questo ordine:

S: Livello massimo, raggiunto solo dal re del regno di Solarys, Aurelion Solarys, e da pochi altri.

A: Livello molto elevato, posseduto dai capifamiglia delle casate più importanti.

B: Livello avanzato, ottenuto solo dal 10% degli utilizzatori di magia nel mondo.

C: Livello medio-avanzato, il minimo richiesto per diplomarsi all'accademia.

D: Dimestichezza con la magia, usata raramente in combattimento.

E: Abilità di base.

F: Indivíduo senza magia."

Lewis ascoltava con attenzione, il suo sguardo acuto che vagliava ogni parola, ogni gesto del professore.

In cuor suo, sorrideva appena.

"Tre prove… tre modi per mostrare chi comanda davvero."

Magnus Dravenhart: "Bene, Noctaris, puoi iniziare. Colpisci gli omini di legno e mostrami di che pasta sei fatto."

Lewis si mise in guardia. Avanzò leggermente il piede sinistro, portò la mano destra a protezione della mascella e sollevò la sinistra davanti alla testa come un mirino. Magnus notò subito qualcosa: la sua guardia non era convenzionale. Curioso, decise di osservare attentamente ogni movimento del giovane Noctaris.

Lewis iniziò a colpire l'omino di legno con combinazioni precise: jab, diretto destro, gancio sinistro, un calcio alla gamba. Fece una schivata a U verso destra, seguita da un montante e un gancio, ruotando poi sul lato opposto. I colpi facevano vibrare il legno, piccoli scheggiamenti e polvere sollevata nell'aria accentuavano ogni impatto.

Continuò aggiungendo gomitate, ginocchiate, calci girati al corpo e calci alla testa. Magnus osservava con crescente interesse, notando il controllo, la rapidità e la creatività del giovane.

Magnus: "Può bastare. Noctaris, è chiaro che hai esperienza in battaglia. Il tuo stile non è convenzionale, ma è innovativo e creativo. Sarà interessante valutarti in futuro."

Lewis: "La ringrazio, professore."

Octavian Lethor: "Adesso possiamo proseguire, Noctaris. Passiamo alla seconda prova."

Lewis inspirò profondamente e iniziò a incanalare il mana. Appena l'energia cominciò a concentrarsi attorno a lui, la professoressa Seraphine Valmora lo osservò attentamente, con uno sguardo di leggero allarme.

"Ha un grande potenziale… ma il suo mana è instabile. Molto instabile."

Un'aura di energia oscura si manifestò intorno a Lewis, avvolgendo i suoi movimenti come fumo denso e pulsante. La pelle si fece leggermente più pallida, le vene delle braccia si scurirono, e l'aria intorno a lui tremolava.

Lewis (con voce glaciale e controllata): "Prestate attenzione. Ora vedrete il vero potere della casata più forte nella storia di questo regno. I Noctaris non si piegano a nessuno."

L'aura si espanse di qualche centimetro attorno a lui, sufficiente a far indietreggiare leggermente Magnus e Seraphine, mentre Octavian continuava a prendere appunti, un sopracciglio alzato per la curiosità. Lewis sentiva già il dolore pulsare nei muscoli e nelle ossa: ogni concentrazione di mana oscuro lo costringeva a lottare contro sé stesso.

Lewis sentì un bruciore crescente nelle braccia e un sordo dolore nel petto.

"Troppa energia… devo fermarmi… ma non posso ancora…"

E in quel momento, un frammento dell'aura oscura esplose verso l'alto, illuminando la sala con un lampo inquietante, lasciando tutti i presenti a fissare Lewis con occhi spalancati.

L'esame era appena iniziato, ma la seconda prova stava già minacciando di sfuggire di mano…